XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Grado della Celebrazione: DOMENICA - Colore liturgico: VERDE
Racconti di un pellegrino russo: "Per grazia di Dio sono uomo e cristiano; per azione grande peccatore; per vocazione pellegrino della specie più misera, errante di luogo in luogo. I miei beni terrestri sono una bisaccia sul dorso, con un po' di pane, e nella tasca interna del camiciotto la sacra Bibbia. Null'altro...".

L'amministratore disonesto
Vi è prima una parabola e poi una serie di ammonimenti che commentano un elemento della parabola stessa e cioè l’uso del denaro. La parabola, come è ovvio, non loda il fattore perché è disonesto, ma perché ha la chiarezza e la decisione di imboccare l’unica via di salvezza che gli si prospetta. Si sa che l’arte di cavarsela è molto applicata nelle ambigue imprese di questo mondo. Lo è molto meno nella grande impresa della salvezza eterna. Perciò Gesù ci rimprovera di essere più pronti a salvarci dai mali mondani che dal male eterno, lui che da parte sua ha fatto di tutto perché fossimo salvati, fino a salire in croce per noi. Non ci decidiamo a credere che, se non portiamo il nostro peccato davanti a Dio, siamo perduti. Cominciamo le nostre Messe confessando i peccati che abbiamo commessi, ma usciti di chiesa ricominciamo a parlare di quelli altrui.
Un “test” decisivo dell’autenticità della nostra decisione cristiana è proprio l’uso del denaro.
Non è disonesta la ricchezza in sé, né maledizione la ricchezza esteriore. Ma lo è la ricchezza come idolo, innamoramento e progetto, come deformazione interiore del cuore e della mente, che vogliono a tutti i costi essere produttori di potenza e quindi di potere economico.
Occorre decidersi a scegliere: o mammona o Dio; cioè: o essere il signore per signoreggiare o servire il Signore e godere della sua onnipotenza d’amore.
C’è un solo modo di liberarsi dalla schiavitù della ricchezza: farsi “amici” per mezzo di ciò che si ha, cioè con l’impegno della solidale condivisione.

Dal vangelo secondo Luca (16, 1-13)
Non potete servire Dio e la ricchezza.

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
[ Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».


Nessuno può servire due padroni
Queste parole sono molto chiare, c’è davvero poco da meditare e molto da mettere in pratica.  Invece la parabola che Gesù racconta ha bisogno di essere ben compresa.
Gesù non vuole certo invitarci ad essere cattivi e disonesti amministratori. Il suo intento è quello di farci entrare in una logica dinamica, per cui, quando ci troviamo in difficoltà per aver male amministrato i beni che ci sono stati dati in dono, non ci fermiamo ad autocommiserarci, con il rischio di cadere sempre più in basso, ma ci mettiamo in moto, per tentare di rimediare recuperando i beni perduti.
Il Signore vuole farci comprendere innanzitutto che ciò che possediamo non è nostro, ma ci è stato dato perché si moltiplichi e fruttifichi. E nello stesso tempo ci viene chiesto di non tenerlo solo per noi, ma di condividerlo con i fratelli.
Ci esorta, inoltre, a non essere dominati dalla paura del giudizio di Dio, per cui non prendiamo alcuna iniziativa e viviamo nell’apatia, chiusi nel nostro piccolo mondo, senza alcuna apertura verso l’esterno, verso i fratelli, con i quali dovremmo invece condividere le gioie e i dolori della vita.
Ci esorta ad uscire da noi stessi, a rischiare, a metterci in gioco, per superare i “figli di questo mondo” che “sono più scaltri dei figli della luce”. In parole più semplici, Gesù vuole dirci che sono più bravi i “lontani” a fare il male che noi a fare il bene. “Svegliatevi, datevi da fare!”.

Preghiera
Ti ringraziamo, Signore, per i doni che ci elargisci con tanta ricchezza. Fa’ che li sappiamo amministrare con prudenza, ma anche con generosità e altruismo, così da renderne partecipi quei fratelli che, forse, non hanno saputo accogliere e far fruttificare il tesoro ricevuto.
Con tanta gratitudine nel cuore, insieme agli Angeli del Cielo e ai Santi e Sante che hanno saputo ben amministrare i tesori ricevuti, ti eleviamo, Trinità Santissima, il canto della lode e della gloria perenne: Santo, Santo, Santo il Signore…