XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Grado della Celebrazione: DOMENICA - Colore liturgico: VERDE
«Figlio mio, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù». (1Tm 1, 12-13)

Le tre parabole dei perduti ritrovati
“Si avvicinarono a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: Costui riceve i peccatori e mangia con loro. Allora egli disse loro questa parabola...” (Lc 15,1-2).
A un uditorio di mormoratori Gesù racconta le tre parabole dei perduti ritrovati. Quale nuova idea di Dio ci rivelano? Tra tutte le parabole sono indubbiamente le più sconvolgenti perché ci insegnano anzitutto che Dio si interessa di ciò che è perduto e che prova grande gioia per il ritrovamento di ciò che è perduto. Inoltre, Dio affronta le critiche per stare dalla parte del perduto: il padre affronta l’ira del figlio maggiore con amore, con pace, senza scusarsi. Gesù affronta le critiche fino a farsi calunniare, critiche che si riproducono continuamente e quasi infallibilmente. Perché tutte le volte che la Chiesa si ripropone l’immagine di Dio che cerca i perduti, nasce il disagio. E ancora, Dio si interessa anche di un solo perduto. Le parabole della pecorella perduta e della donna che fatica tanto per una sola dramma perduta, hanno del paradossale per indicare il mistero di Dio che si interessa anche di uno solo perduto, insignificante, privo di valore, da cui non c’è niente di buono da ricavare. Ciò non significa evidentemente che dobbiamo trascurare i tanti, però è un’immagine iperbolica dell’incomprensibile amore del Signore. Per questo l’etica cristiana arriva a vertici molto esigenti, che non sempre comprendiamo perché non riusciamo a farci un’idea precisa della dignità assoluta dell’uomo in ogni fase e condizione della sua vita.

Dal vangelo secondo Luca (15, 1-32)
Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte.

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

L’Amore di Dio per ciascuno di noi
Gesù, come sempre, si serve di parabole per farci comprendere quanto è grande l’Amore di Dio per ciascuno di noi.  Ci parla di un pastore che va in cerca della pecora perduta, e ritrovatala è pieno di gioia e se la carica sulle spalle per riportarla nell’ovile.  Ci parla di una donna che si affanna a spazzare la casa per cercare una moneta perduta e, una volta ritrovatala, chiama le vicine affinché si rallegrino con lei.  Ci parla di un uomo, un padre, che attende sulla soglia di casa il ritorno del figlio ribelle, e gli dona il suo abbraccio di pace, di perdono, di accoglienza…  Tutto questo per dire un’unica cosa: la Sua gioia nel ritrovare un figlio perduto e nel donare il Suo perdono.  Proviamo ad immedesimarci in questo padre. Forse non sapremmo fare a meno di rimproverare il figlio scapestrato che torna a casa, lo riempiremmo di domande, che cosa ne ha fatto dell’eredità, con chi è stato in tutto questo tempo, come ha fatto a ridursi così, stracciato, sporco, affamato… Ed ora che è tornato, cosa si aspetta? Che tutto torni come prima, come se niente fosse stato? E magari arriveremmo anche a chiudergli la porta in faccia…

Preghiera
Ma Tu, Signore, no, non fai domande, tanto tutto sai di noi. Tu, che sei la Misericordia, sei sempre pronto a riaccogliere il figlio che torna… anzi, è il Tuo Spirito che gli ha preparato il cuore, è il Tuo Angelo che l’ha accompagnato sulla via del ritorno…  A Te non interessa sapere se torna per amore o per necessità… Semplicemente apri le braccia, Te lo stringi al cuore, con gli occhi pieni di lacrime di gioia, lo accarezzi, lo rassicuri, Te lo guardi con amore, lo rivesti con l’abito della festa, lo riaccogli in casa, felice di averlo di nuovo con Te.  E tutto il Cielo gioisce, gli Angeli e i Santi, e la Mamma di tutti, la Vergine Maria…  Grazie, Gesù! Con queste parabole ci fai conoscere quanto è grande la bontà del Padre Tuo e Padre nostro! Ci incoraggi a tornare a Lui senza timore quando abbiamo deviato dal cammino. Egli ci accoglie sempre a braccia aperte e ci dona il perdono. Ci viene a cercare per riportarci all’ovile. Ci considera tesori preziosi, da custodire con ogni cura. Aiutaci ad essere figli devoti, degni di tanto Amore e tanta Misericordia!